Tortellini crocifissi

Che poi pensando alla questione di vita o di morte che si fa – ad esempio – pro o contro il Crocifisso nelle scuole non può che sorgermi spontanea una grossa risata interiore. A parte il fatto che l’Italia, per Costituzione (che non è una pietanza, né tantomeno una squadra di calcio, per i meno esperti), è un paese laico. Ma poi rido perché difendendo il Crocifisso si difende la testimonianza di vita di un povero Cristo – SIC! – rinnegato dai suoi stessi compaesani, brutalizzato, calunniato, ammazzato e crocifisso, appunto. Una persona che se fosse nata oggi – con quel che andava predicando – verrebbe tacciata di ipocrisia, di buonismo, di marxismo, o, perché no, di essere un prezzolato di nientepopodimeno che SOROOOOOOSSSSS! Il fatto è che si cerca disperatamente di difendere una realtà univoca sotto l’effigie della religione, di una religione (nata in Medio Oriente tra l’altro LOL), quando in realtà Paese più diversificato, frastagliato, e culturalmente contaminato come il nostro non ce n’è al mondo. Sarebbe come ora di disintossicarsi da questa bramosia di identità. Anche perché la storia insegna che le genti, come le epoche, hanno sì un inizio ed una fine. Si chiama Vita. Ma la cosa indiscutibile è che la fine non è che un nuovo inizio. Che tu sia scimmia, ebreo, juventino, scassacazzo, ippopotamo, salviniano, miliardario, elvispresleyano… E che lo si voglia ignorare, o ancor peggio, rifiutare, equivale a voler fermare le onde del mare con una scopa. Buona scopata a tutti, e che il tortellino di pollo sia con voi!

IL MIO NOME

Perdo di vista
La mia prospettiva
Abbraccio la sabbia
E rigurgito lacrime
Di nostalgia
Per un passato
Che era già futuro
Per un domani
Condito di piccole morti

– nave di Teseo –

Conto i pezzi
Che si disgregano
Lascio la pelle assumere
Nuove sembianze
Marcisco di secondo in secondo
Vivendo vite intere
Che scandiscono l’anima
E cadenzano sensazioni mistificate,
Gustosissima nausea:

Mi risveglio

Più giovane di ieri

Di nuovo bambino

Sarò polvere.

Nowhere

Forse ho interpretato
male le mie varie vite,
forse ho capito
che il capire la propria
inettitudine è il primo passo
e che quando concepirò
il mio essere altro
da quel che penso

assurgerò

a nuove inarrivabili distanze,
talmente anomale
da riscoprire il mio più vero
autentico
(falsissimo)

IO

il mio più autentico
autentico
autentico
autentico
essere

per la disgregazione.

Metempsicosi

HO tanta voglia
di lasciare alle spalle
quella macchia che sento
pesare, sin dalla nascita,
potente di gravità.
Lo schiz(z)o
che mi schiaccia
al suolo. Quel senso
del Karma,
forse. Quello sbaglio
inconsapevole:
la corsa sbagliata da vincere
– tra l’altro la mia unica –
evidentemente!

Per questo uno scopo lo ritrovo
nel canto delle cimici,
o meglio nella loro scorreggia
d’addio.

Un saluto al Karma,
da macchia a macchia,
auspicando ad una metamorfosi

più consona, al limite della

coscienziosità.

La Recherche

Ogni giorno è un nuovo
anno –

eppure la vita è questione
di secondi.

Ahi! Che male fa questo esserci
quando ti calpesta:

ma più che le membra
è il pensiero a ritorcerci.

Chi può sfuggire
alla percezione?

Sono solo molteplici dimensioni
tangenti le coordinate dell’esistere.

Punti linee angoli
sparpagliati sulla tavola nera.

Pensavo di aver smesso d’indagare
abbracciando la cosalità:

ma quanto pesa

– in fondo –

questa malattia mortale

(ridente e primaverile)

che si fa chiamare vita?

Il peso dell’esperienza accieca
gli occhi che non si accontentano:

un sottile filo di lana
che strozza pensieri ribelli.

Vedo l’inutilità e la bramo:

non valgo un soldo bucato:

questo il mio unico senso,

l’inestimabilità.

QUASAR

Non si quieta
nulla nella
solitudine
dello sguardo.

Il peso della consapevolezza
strozza il respiro:
la serenità è sinonimo
di apatia?

Una vita
ha il sapore
di moltitudine.

Una espressione
brancola tra i fantasmi.
Non ci si quieti!

Questo il senso del senso
e l’illusione dell’illusione:

la beffarda leggerezza
della fine che detta
agli inizi la schizofrenia

dell’ennesimo inizio.

Non c’è fine.
Non si vive
in balia di sguardi bramosi,

non si può morire di non,
l’inerzia tossica assuefa:

la vita vale uno starnuto.

VIOLENZA ÜBER ALLES

La violenza non ascolta, la violenza non sproloquia, la violenza non odora e non vede. La violenza agisce efferata, senza “se” e senza “ma”. Nonostante siano tanti gli apici che (potenzialmente) il pensiero può toccare, la violenza vince sempre sul pensiero. La violenza non scende a patti con nessuno, nemmeno con se stessa. La violenza, una volta ottenuto ciò che brama, non sa dove direzionarsi, non sa dove colpire, non sa più chi incolpare, ma non gliene fotte niente!
L’importante è trovare un nemico, tanti nemici e sentirsi così puri, differenziarsi da tutti gli altri che sono “sporchi”, che non meritano gli stessi diritti di chi sovrasta tutto il resto con la propria tracotanza. Chi è “sporco” non può che fuggire, e chi nutre il proprio discernimento non può che essere nemico della violenza, ma proprio per questo va cacciato, battuto, incendiato, umiliato, ammazzato.

Non conviene mostrare la propria “cultura” oggigiorno, non conviene porsi quesiti e/o cercare di guardare oltre al proprio “naso” perché la violenza sta prendendo il sopravvento: il dialogo muore, non ci si ascolta più, ci si vomita addosso le proprie convinzioni e nulla si muove.
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Prima i terroni, poi i negri, poi i messicani, poi i sinti, poi i cingalesi, infine tutte le persone che non hanno avuto il privilegio di nascere in una delle poche nazioni che possono banchettare sulla povertà dei restanti 2/3 del mondo.

Ma poi chi se ne frega, in fondo? L’importante è l’essere dalla parte del giusto! Siamo cristiani, siamo i “portatori sani di democrazia”, no? Siamo i figli del benessere e perciò niente e nessuno può scalfire la nostra pretesa di essere nel giusto! Noi siamo i “civilizzati”, noi siamo quelli che hanno portato la “democrazia” e la “cultura” in giro per il mondo. Noi siamo quelli che per un ventennio hanno pianificato l’invasione di buona parte del Mediterraneo e dal ’38 l’eliminazione sistematica dei “nemici”, dei “diversi”, delle altre “razze”, ma noi siamo anche quelli che se lo sono dimenticati in men che non si dica: tutti fascisti prima, tutti comunisti/democristiani/socialisti/berlusconiani/renziani/salvianiani poi!
Ma la cosa più tragicomica è vedere i decerebrati che popolano gli articoli dei nostri giornali inneggiare ad un Popolo pronto ad osannarli, a deificarli, a dare epitteti eroici a personalità assolutamente nella media e, spesso (se non quasi sempre) sotto la media. Tuttavia questo stesso popolo, ora assetato di violenza, non avrà remore ad appendere A TESTA IN GIÙ chi di violenza si riempie la bocca e la pancia e campa sulla pelle di poveri Cristi schiacciati da disuguaglianze mostruose… Ma niente di tutto ciò colpisce nessuno, ahimé. Studio Aperto, Barbara D’Urso, Travaglio, Sallusti, Gruber, Becchis…nessuno ne parla! Ma l’immigrazione è colpa dei KOMUNISTIIII del PD! (Sia ben chiaro: il PD è una vergogna ed è il vero “esecutore” della Sinistra, ok?!)

Ma porca puttana, è chiaro che se milioni e milioni di persone sono disposte a dare tutto ciò che possiedono in mano a dei criminali pur di vedersi aprire un minimo spiraglio di speranza per le loro misere esistenze è perché vogliono venire qui ed imporre il “Prima gli stranieri”: è ovvio, no?! Sti stronzi che non ci vogliono più far mangiare il maiale e non vogliono più farci vedere le tipe scosciate in Mediaset, ma con il burqa!!!!! Aiutiamoli a casa loro sti barbari allergici alla figa!!
Quanta pochezza e quanta tristezza vedere tante, troppe (quasi tutte) le persone crogiolarsi nell’illusione che questi “cattivi” non aspettino altro che venire ad “invaderci” e rubare i nostri (ambitissimi) posti di lavoro da McDonald’s, o da Zara, o da Deliveroo… Chi non vede l’ora di essere sfruttato da una Multinazionale? Chi non ambisce vedere la propria laurea e i propri sforzi calpestati dalle logiche di mercato?
Che tristezza vedere tante anime incoscienti pronte a vomitare sentenze e a saltare addosso ai disgraziati giusto per tenere a bada i propri sensi di colpa e dare un senso alle proprie esistenze che, altrimenti, non ne avrebbero alcuno:
procreate figlioli (Alfano docet!), procreate che ci stiamo estinguendo! Battezzate i figli che le armate di Satana sono alle porte! Dategliene ai negri, agli straccioni, ai poracci che chiedono un tozzo di pane! D’altro canto il Vangelo vale solo per qualcuno, preferibilmente se bianco e causasico. Mentre tutti gli altri se la sono cercata, ecchecazzo!

Per poter dare un Iphone in mano ai vostri figli dodicenni è più che giusto sacrificare sull’altare della Patria milioni di persone marchiate dall’infamia di essere nate dalla parte sbagliata del mondo. E chiaramente io sarò un sinistrorso, un comunista, un pdiota… Vomitate e sputatemi addosso tutto quel che potete. Io sono Nessuno, come voi. Semplicemente vorrei che tutti smettessero di dare aria alla bocca e di togliere ossigeno al proprio cervello.
Ma ci si rende conto che la desertificazione avanza incessante e se ne fotte di tutto e di tutti? Ci si rende conto che tantissime persone sono costrette a bere dalle pozzanghere? Ci si rende conto che i paesi “industrializzati” non fanno altro che armare e finanziare terroristi per poter mantenere privilegi nelle terre a suo tempo “colonizzate” dagli stessi? Ma chissenefrega, giusto?
“Prima gli Italiani”! Questo è ciò che conta. Come se sessanta milioni di persone valessero più di altre miliardi che non hanno nessuna colpa, se non quella di essere nate.

Respiro un’aria brutta, pesante, pestilenziale. E la cosa peggiore è vedere tante persone inorgoglirsi di vivere in questo clima ed auspicare l’apocalisse.
La filosofia non serve a un cazzo. La violenza vincerà sempre.
Ma pregate perché un giorno questa non si rivolga contro le stesse mani che oggi sono armate. Così, d’altronde, è già successo tante volte: “A giocare col Nero perdi sempre”, scriveva De André, ANARCHICO, e non Comunista. I nostri figli sono già condannati, e non stupitevi più se i giovani crescono e diventano pezzi di merda. Dalla merda nascono i fiori, scriveva sempre il poeta di “Zena”, ma ci vuole anche la terra. Altrimenti dalla merda nasce solo altra merda: torniamo sulla Terra!