La Recherche

Ogni giorno è un nuovo
anno –

eppure la vita è questione
di secondi.

Ahi! Che male fa questo esserci
quando ti calpesta:

ma più che le membra
è il pensiero a ritorcerci.

Chi può sfuggire
alla percezione?

Sono solo molteplici dimensioni
tangenti le coordinate dell’esistere.

Punti linee angoli
sparpagliati sulla tavola nera.

Pensavo di aver smesso d’indagare
abbracciando la cosalità:

ma quanto pesa

– in fondo –

questa malattia mortale

(ridente e primaverile)

che si fa chiamare vita?

Il peso dell’esperienza accieca
gli occhi che non si accontentano:

un sottile filo di lana
che strozza pensieri ribelli.

Vedo l’inutilità e la bramo:

non valgo un soldo bucato:

questo il mio unico senso,

l’inestimabilità.

Annunci

QUASAR

Non si quieta
nulla nella
solitudine
dello sguardo.

Il peso della consapevolezza
strozza il respiro:
la serenità è sinonimo
di apatia?

Una vita
ha il sapore
di moltitudine.

Una espressione
brancola tra i fantasmi.
Non ci si quieti!

Questo il senso del senso
e l’illusione dell’illusione:

la beffarda leggerezza
della fine che detta
agli inizi la schizofrenia

dell’ennesimo inizio.

Non c’è fine.
Non si vive
in balia di sguardi bramosi,

non si può morire di non,
l’inerzia tossica assuefa:

la vita vale uno starnuto.

VIOLENZA ÜBER ALLES

La violenza non ascolta, la violenza non sproloquia, la violenza non odora e non vede. La violenza agisce efferata, senza “se” e senza “ma”. Nonostante siano tanti gli apici che (potenzialmente) il pensiero può toccare, la violenza vince sempre sul pensiero. La violenza non scende a patti con nessuno, nemmeno con se stessa. La violenza, una volta ottenuto ciò che brama, non sa dove direzionarsi, non sa dove colpire, non sa più chi incolpare, ma non gliene fotte niente!
L’importante è trovare un nemico, tanti nemici e sentirsi così puri, differenziarsi da tutti gli altri che sono “sporchi”, che non meritano gli stessi diritti di chi sovrasta tutto il resto con la propria tracotanza. Chi è “sporco” non può che fuggire, e chi nutre il proprio discernimento non può che essere nemico della violenza, ma proprio per questo va cacciato, battuto, incendiato, umiliato, ammazzato.

Non conviene mostrare la propria “cultura” oggigiorno, non conviene porsi quesiti e/o cercare di guardare oltre al proprio “naso” perché la violenza sta prendendo il sopravvento: il dialogo muore, non ci si ascolta più, ci si vomita addosso le proprie convinzioni e nulla si muove.
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Prima i terroni, poi i negri, poi i messicani, poi i sinti, poi i cingalesi, infine tutte le persone che non hanno avuto il privilegio di nascere in una delle poche nazioni che possono banchettare sulla povertà dei restanti 2/3 del mondo.

Ma poi chi se ne frega, in fondo? L’importante è l’essere dalla parte del giusto! Siamo cristiani, siamo i “portatori sani di democrazia”, no? Siamo i figli del benessere e perciò niente e nessuno può scalfire la nostra pretesa di essere nel giusto! Noi siamo i “civilizzati”, noi siamo quelli che hanno portato la “democrazia” e la “cultura” in giro per il mondo. Noi siamo quelli che per un ventennio hanno pianificato l’invasione di buona parte del Mediterraneo e dal ’38 l’eliminazione sistematica dei “nemici”, dei “diversi”, delle altre “razze”, ma noi siamo anche quelli che se lo sono dimenticati in men che non si dica: tutti fascisti prima, tutti comunisti/democristiani/socialisti/berlusconiani/renziani/salvianiani poi!
Ma la cosa più tragicomica è vedere i decerebrati che popolano gli articoli dei nostri giornali inneggiare ad un Popolo pronto ad osannarli, a deificarli, a dare epitteti eroici a personalità assolutamente nella media e, spesso (se non quasi sempre) sotto la media. Tuttavia questo stesso popolo, ora assetato di violenza, non avrà remore ad appendere A TESTA IN GIÙ chi di violenza si riempie la bocca e la pancia e campa sulla pelle di poveri Cristi schiacciati da disuguaglianze mostruose… Ma niente di tutto ciò colpisce nessuno, ahimé. Studio Aperto, Barbara D’Urso, Travaglio, Sallusti, Gruber, Becchis…nessuno ne parla! Ma l’immigrazione è colpa dei KOMUNISTIIII del PD! (Sia ben chiaro: il PD è una vergogna ed è il vero “esecutore” della Sinistra, ok?!)

Ma porca puttana, è chiaro che se milioni e milioni di persone sono disposte a dare tutto ciò che possiedono in mano a dei criminali pur di vedersi aprire un minimo spiraglio di speranza per le loro misere esistenze è perché vogliono venire qui ed imporre il “Prima gli stranieri”: è ovvio, no?! Sti stronzi che non ci vogliono più far mangiare il maiale e non vogliono più farci vedere le tipe scosciate in Mediaset, ma con il burqa!!!!! Aiutiamoli a casa loro sti barbari allergici alla figa!!
Quanta pochezza e quanta tristezza vedere tante, troppe (quasi tutte) le persone crogiolarsi nell’illusione che questi “cattivi” non aspettino altro che venire ad “invaderci” e rubare i nostri (ambitissimi) posti di lavoro da McDonald’s, o da Zara, o da Deliveroo… Chi non vede l’ora di essere sfruttato da una Multinazionale? Chi non ambisce vedere la propria laurea e i propri sforzi calpestati dalle logiche di mercato?
Che tristezza vedere tante anime incoscienti pronte a vomitare sentenze e a saltare addosso ai disgraziati giusto per tenere a bada i propri sensi di colpa e dare un senso alle proprie esistenze che, altrimenti, non ne avrebbero alcuno:
procreate figlioli (Alfano docet!), procreate che ci stiamo estinguendo! Battezzate i figli che le armate di Satana sono alle porte! Dategliene ai negri, agli straccioni, ai poracci che chiedono un tozzo di pane! D’altro canto il Vangelo vale solo per qualcuno, preferibilmente se bianco e causasico. Mentre tutti gli altri se la sono cercata, ecchecazzo!

Per poter dare un Iphone in mano ai vostri figli dodicenni è più che giusto sacrificare sull’altare della Patria milioni di persone marchiate dall’infamia di essere nate dalla parte sbagliata del mondo. E chiaramente io sarò un sinistrorso, un comunista, un pdiota… Vomitate e sputatemi addosso tutto quel che potete. Io sono Nessuno, come voi. Semplicemente vorrei che tutti smettessero di dare aria alla bocca e di togliere ossigeno al proprio cervello.
Ma ci si rende conto che la desertificazione avanza incessante e se ne fotte di tutto e di tutti? Ci si rende conto che tantissime persone sono costrette a bere dalle pozzanghere? Ci si rende conto che i paesi “industrializzati” non fanno altro che armare e finanziare terroristi per poter mantenere privilegi nelle terre a suo tempo “colonizzate” dagli stessi? Ma chissenefrega, giusto?
“Prima gli Italiani”! Questo è ciò che conta. Come se sessanta milioni di persone valessero più di altre miliardi che non hanno nessuna colpa, se non quella di essere nate.

Respiro un’aria brutta, pesante, pestilenziale. E la cosa peggiore è vedere tante persone inorgoglirsi di vivere in questo clima ed auspicare l’apocalisse.
La filosofia non serve a un cazzo. La violenza vincerà sempre.
Ma pregate perché un giorno questa non si rivolga contro le stesse mani che oggi sono armate. Così, d’altronde, è già successo tante volte: “A giocare col Nero perdi sempre”, scriveva De André, ANARCHICO, e non Comunista. I nostri figli sono già condannati, e non stupitevi più se i giovani crescono e diventano pezzi di merda. Dalla merda nascono i fiori, scriveva sempre il poeta di “Zena”, ma ci vuole anche la terra. Altrimenti dalla merda nasce solo altra merda: torniamo sulla Terra!

PANORAMICHE E DÉJÀ-VU

Drowning in chaos:
tutt’intorno l’infernale coacervo
di miliardi di atomi di elettroni
di protoni di voci di coglioni
che si scindono
s’incorporano
si riproducono

svampiscono, folli.

Un chiodo affisso nel tapis roulant
del tempo – metafora
della materia
– l’epifania
dell’istante che si procrastina
(Dalì!) sono così pigre le stagioni
che il vecchio è neonato
e denti, ossa, cranii polverizzano

o s’annegano, hic et nunc, puff!

Il punto di fuga è ciò che rende
vigile il mai – nato, o il sopravvissuto,
o l’impiccato:

c’è chi nasce nella bambagia
e annega nella cecità
della sua tracotanza

vomitate le vostre monetine sulla fontana di Trevi!

C’è che tutti non dicono più niente:
(“Autobiografia della nazione”, vero Gobetti?)
chi scappa dalla fabbrica si tinge di Nero.

La memoria insegna solo questo:
straccioni che con le sudicie mani
accarezzano le tue millenarie cicatrici.

Solo questo di te rimane, Aida.

NEBRASKA

Shht! Ho sentito
ruminare gli antichi
lamenti tra i sospiri
degli astri infuocati.
Dal cosmo l’interazione
con il caos, le scintille
del contatto tra l’essere
e il suo esser-ci. La negazione
della positività, la materia
scura, vuota, pesante e plastica.
L’immenso buco nero
che fa a pezzetti e assorbe
le brevi cristallizzazioni
di ghiaccio e di carne
che come foruncoli
abitano la chioma astrale.

Fastidiose escrescenze pensanti
come funghi che costellano
boschi, come navicelle

sparate a miliardi di chilometri orari
in spirali infinite che fendono il manto
Nero, squarciano il velo della grande notte

BOOM! SCRAATCH!

Infinitesimi brandelli di physis
che in coriandoli saltano gioiosamente

per aria: orgasmo e morte.

Avvinghiati all’aria e al sesso
siamo fuochi d’artificio restii ad esplodere

che consapevoli della propria fine
preferiscono non ricordare.

La felicità è sinonimo di deficienza

(oggi più che mai).

Tovarisch

Vi vedo correre e ciarlare
correre e ammazzare
correre e scemare
lentamente,
inesorabilmente.
Tutto è sotto gli occhi
di tutti
ma nessuno vuole vedere,
si assiste all’imbruttimento
impotenti
mentre le stesse facce
le stesse vite
le stesse maledizioni
scorrono in pellicole
in bianco e nero
vecchie espressioni
e vecchie contorsioni
che hanno vissuto le stesse
medesime magagne
vendicando improbabili eredità
assassinando in nome dell’avidità
sanguisughe fraudolente –
in fin dei conti condannate
al suicidio involontario
dalla loro stessa condotta.
Svincolati dal ricordo prossimo
eccoli tornare:
li vedo ancora lì, a nascondersi
tutti mascherati dietro
una tastiera, i vendicatori da quattro
soldi, ossessionati dall’attimo
e assetati d’immediatezza.
Instagram come El Dorado
la Politica si rispecchia nella sua
inconsistenza: l’immagine, lo specchio,
la povertà d’intenti e d’animo
che dal piccolo esponenzialmente
nel grande si sublima nell’orgiastico
Nulla di questa inutile epoca violenta
che rigurgita slogan e brutture antiche,
mascherate di machismo.

Uomini!

Stiamo perdendo la rotta,
stiamo facendo schifo:
la politica è sempre
lo specchio della società
e ogni giorno sento parole,
luoghi comuni, modi di dire
che vanno incattivendosi.
Arrivano gli anni venti,
tremano le vetrate,
presto o tardi che sia,
(ma che dico, ORA)
bombe vengono vendute
in soldoni, e i vostri e i nostri
culi vengono riscaldati (anche)
dai soldi di quelle stesse armi
che trucidano innocenti
in regioni remote, nere, dimenticate
che scatenano ondate di uomini,
masse di gente, popoli
abbrustoliti non soltanto dalle guerre
ma dalle angherie della natura.
Una realtà morta e dimenticata
ancora prima di nascere
– bombe demografiche –
il mondo è già cambiato
e noi non possiamo dimenticare
l’importanza inestimabile del ricordo.
Ricordare è l’istanza più rivoluzionaria
ai tempi della dittatura dei likes.
La nostra bomba atomica
è la consapevolezza
non dimenticarsi mai di ricordare –
il ricordo genera consapevolezza che genera
azione – l’umanità deve riorganizzare le proprie
fila e non bisogna scannarsi per trovare nuovi
equilibri. L’animale va addomesticato
con pazienza e fermezza. L’ignoranza
è il passaporto del nuovo millennio:
ci vuole educazione militante, c’è bisogno d’umanità!
Non è questione di clichés
ma di quotidianità.

L’assuefarsi d’illusioni non può essere
la scusa per un nuovo genocidio.
Nel piccolo ci sono gli stessi atomi immortali
così come nel gigante:

siamo uno e siamo tutto e siamo Niente.

Ma, quantomeno, siamo.

Ricordatevelo sempre.

La violenza dell’inerzia in potenza

Là dove urlano le scimmie
un lamento sordo può spezzare l’inedia.

Non sono ancora nati uditi per sentirlo
e non ci sono chances per il ricordo.
Il vociare annulla le increspature:
è un vomitare parole e azioni
il costante bisogno di giustizia.
L’uomo si svuota di se stesso
e chi si crogiola nel dubbio
verrà annientato. Fortunatamente –
dirà qualcuno – almeno finché la luna
si spalmerà in questa atmosfera leggera.
E nuovi ulivi rinasceranno, e vecchi ulivi si ammaleranno.
Ma l’illusione di essere derubati
ritornerà sin quando le scimmie
intoneranno le loro grida fameliche.
Finché ci saranno vittime, ci saranno i perché.
Finché ci si ammazzerà, ci si riempirà la bocca
di comandamenti. Finché lo specchio
non fiotterà sangue, tutto sembrerà
inutile. La storia (calpestata) partorirà nuovi capri
a cui affibbiare la colpa per la presa di coscienza
della propria inutilità.
A morte i maestri, i saggi, i vecchi:
soltanto la morte può insegnare il rimpianto.
Soltanto il rimpianto si può imparare.
Ma saranno sempre altri giorni,
saranno sempre altre scimmie.

E la ragione partorirà nuovi pseudocristi.