Appunti Disaddomesticati

Ho perso la mia coda
di lucertola –
era la mia preferita.
Così ho perso
la voglia di gustare
un’alba, anzi
l’ho dimenticata
come ho dimenticato
le bugie che mi hanno
otturato e stuprato
le orecchie. Che mi
stuprano e mi otturano
le orecchie tuttora.
Forse ho paura
d’essere investito
dalla prima luce.
Pallido mostriciattolo
non oso mostrarmi.
(Amo pavoneggiarmi,
ma nelle segrete stanze).
Non sento, mi impongo
di ascoltare perlopiù:

ciclamini zoroastriani
zarathustras on the rocks

il mondo a testa in giù.
Gli arabi l’han disegnato

e noi coloreremo.

Infausti Faust festanti
infesteranno le case

e le femmine,
gli sciupafemmine evirati.

Un monologo sproloquiante
e nulla più? Infra i codici

i flussi, flutti di coscienza,
incoscienza disaddomesticata

discostantinopolizzante

Il Regno s’è disciolto,
così i ghiacci, così il Mana,

così son sveglie le narici del Gigante.

Parlate, parlate e sproloquiate
anche voi, fino a zittirvi!

Il Dominio del troppo ciarlare – 

il Diavolo è il signore delle Mosche,
il Tempo è Spazio avido e fagocitante.

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Così, tanto per dire

Nulla impedisce
all’universo di essere
quello che è,
che lo si voglia
o meno,
gli elettroni hanno
sempre la meglio
sui neutroni,
e pure sui protoni.
Prototipi di noi stessi,
questa la realtà,
immaginine ostentanti
cori urla bambini
mostrati e prostrati –
la “dittatura del figlio unico”
per dirlo alla Nanni Moretti.
Mammoni, ZenoCosini,
inetti, polemici
esserini dall’indole
di cicala –

i nodi verranno al pettine:

Occidente

sei sicuro di voler stare nelle mani di sir Donald?

IN-COMPRENSIONE

Tanto non ti capiranno.
Non ti capirai,
mai.

È un’attraversata
dove tutti guardano
dalla piccola feritoia
della propria anima.

È una fervida illusione
che sa di amaro ma è
dolcissima, si ritiene
e va svelata.

È un male profondo
che scava e scava,
ma dal fondo sgorga
ancora nuova luce.

È un filo teso
che collega la terra
al cielo, è il violino
che suona la vita.

La felicità assuefa,
la rabbia vomita,
il dolore nutre.

Ho perso il conto delle Guerre Mondiali

Che poi son facce simpatiche
in fondo,
segnate dalle stesse
intemperie.
Forse è appena scoppiata
la quarta o la quinta GM,
ma mica me ne accorgerei.
E tutti quelli che fingono
e come sciamannati gridano
alla fine del mondo

son poi facce simpatiche,
in fondo.

È proprio vero:
non si vede la trave
nel proprio occhio.

– guerre quotidiane minuscole infinitesimali costanti contrastanti contorcentici! Questi piccoli conflitti non interessano solo e solamente l’Uomo, egocentrico rimbambito chi sostiene ciò, Überomuncolo coi paraocchi! Il linguaggio ha sempre parlato a partire dagli elementi, negli elementi, con gli elementi –

Così almeno pare,
briciole briciole briciole
cosmiche!

Ci siamo?

L’astuzia di essere qui,
l’astuzia di sentirci, e viverci.

La distrazione a braccetto
dell’abitudine – una forca

a sterilizzare mani dense
di poteri solo potenziali, anche divini.

Mani silenziose ma efficaci,
rare e incontrastate.

Eppure il nero sembra sempre prevalere:

il silenzio vince.

Restano gli oceani,
sì,
l’Oceano,

e noi gabbiani.

Con il battito dell’essere si cavalca il secondo

Le ombre, qui con me
nella notte, nella luce
del sole bianco, nella mammella
della mucca galattica, la via
lattea, pioggia di pianeti spermini;
fecondazione della vastità
del nero del nulla del vuoto
dell’incognita…
Certe facce spaventano
in giornate storte,
certe espressioni ricordano
i cataclismi che hanno
azzerato civiltà –
ma rispondo riannodandomi
all’afasico fluttuare
dell’incrocio dello spazio
troppo immenso per il tempo.
Nel dilatarsi incosciente,
poche briciole:
l’aggrapparsi
all’immensità del Niente.

Albescente.