LIMITLESS

Uno sclero, una sintesi
Una parentesi,
Un divario sincopato.

Per ricordarmi
Che di fuggevoli
Espressioni
Devo nutrirmi,
D’interazioni
Sopravvivere
Da frustrazioni
Reagire…

È come se non accettassi
Chi mi dice d’accettare
Passivamente.

Non posso accogliere bellezza
Che non sconvolga

Né trattare con il benessere,
Né con l’emozione,
Né con le parole.

Vi uso come mi uso
Come ci usiamo

Ma se solamente gli occhi
Potessero cogliere il vuoto

Che ci risucchia…
Non ci sarebbe poesia,

Solo latrati, suoni al vento,
Sensazioni utopiche

Limitate

Dell’animale storpio
Che sogna d’implodere

Nelle sue percezioni

Che non capisce
L’ambizione

Perché del limite
Ha fatto dimora.

Giammai!

(11/04/2020)

E così
Di questi tempi
Guardandosi allo specchio
Ci si vede lontani.

Una distanza forzata
E incolmabile
Che risveglia:
Ricordate?

Quando potevamo toccarci
Senza mai, davvero, sentirci.

Che sia l’ora di tornare
A rivedersi?

Allora i bambini
Non saranno più lobotomizzati

Dagli schermi

E i vecchi non più pesati
Dall’eredità

Per i posteri.

Ma sono ottimista
E nella nostra fallacia

Non giudicherò

Il rincoglionimento della normalità
Che c’intaccherà

– bestie senza turbamento –

Non dimenticherò le mie urla
nel silenzio dei versi

E le stesse facce che elemosinano un abbraccio.

Ce ne andremo, ma ricorderò
Che ogni cuore che ho sentito mio

L’ho abbracciato con l’anima.

La carne è carne è oblio è disperazione:
Siamo NOI ammalati di spirito.

Oggi:

Buona resurrezione agnelli di ogni strada,
Che il peccato disegni le vostre,

Le nostre rughe,

Che la consapevolezza ci faccia tornare
Utopisticamente umani.

L’altro siamo noi, Cristi senza croce!!!

(24/03/2020)

Una tombola triste
Un’orgia di numeri
Un parto di morti

Silenziose

Profonde e distanti
Richiami delle origini

– siamo ancora qui –

E tutto
Era già comunque finito

Prima di cominciare,

Perciò godiamocelo
Fino all’ultimo goccio

Fino all’ultimo respiro.

Senza tubi né paranoie,

Con umana passione.

(21/03/2020) – BENVENUTI

Benvenuti

Nella mia dimensione
Dove il Virus si chiama Vita
E il pericolo di morte
È la chiamata quotidiana
Dell’altro!

Mi rincuora vedere
La vita essere pesata
Per quello che è:

È vita
– numeri su numeri –
Espressioni che si disfano
In un anonimato disumanizzante.

È vita
E mi chiedo:
Quante vite non-intubate

Ho visto spegnersi in questi anni?

Vite
Che non avevano la dignità
D’esser vissute

Vite
Smaterializzanti di gente nata
Nella parte sbagliata dell’Elisse

Vite
E respiri che si spengono
Nell’ottundimento generale

Vite
Fagocitate dalla bramosia
Del click

Vite
E numeri
Che si scandiscono tristemente

Alle volte urlati
Talvolta dimenticati

Vite numeri e click
Che s’infrangono bambini

Innocenti
Gli uni contro gli altri

Pervertiti
A cannibalizzarsi le rovine

Unici
Nell’intimità della morte sorella

Che livella
– i poveri diventano ricchi e vicecersa –

Artaud
Et bonne nuit.

Ciao, mi chiamo Willy

Le mie parole non vogliono
Essere capite,
Sanno di non voler
Essere capite,
Sanno che non si è in grado
Di capire,
Sanno che capirsi
Non è che l’ennesima maschera
Che finge di capire
Quando è impossibile vedersi.

Le mie orecchie,
I miei occhi,
Le mie narici
Sanno di non capire
E non capendo si bullano
D’aver capito il guazzabuglio
Ritornante di significati
Parziali.

Bramo di non essere capito,
Se lo fossi l’angoscia
Mi pervaderebbe:

In un mondo di miopi
Chi vede si crede un deficiente,
Povero lui, non l’invidio:

Pascolo nelle radure
Della mia cecità, illudendomi
D’essere un neutrone
Illibato, inutile, imprescindibile,

Che corrobora questo mondo
Assurdo
Che s’agita nella sua inesorabile
Fallacia.

Baciate il Cristo degli Incompetenti
Glorificatelo
Finché un libro di Storia
Non lo inchioderà

Ad una Croce.

Tortellini crocifissi

Che poi pensando alla questione di vita o di morte che si fa – ad esempio – pro o contro il Crocifisso nelle scuole non può che sorgermi spontanea una grossa risata interiore. A parte il fatto che l’Italia, per Costituzione (che non è una pietanza, né tantomeno una squadra di calcio, per i meno esperti), è un paese laico. Ma poi rido perché difendendo il Crocifisso si difende la testimonianza di vita di un povero Cristo – SIC! – rinnegato dai suoi stessi compaesani, brutalizzato, calunniato, ammazzato e crocifisso, appunto. Una persona che se fosse nata oggi – con quel che andava predicando – verrebbe tacciata di ipocrisia, di buonismo, di marxismo, o, perché no, di essere un prezzolato di nientepopodimeno che SOROOOOOOSSSSS! Il fatto è che si cerca disperatamente di difendere una realtà univoca sotto l’effigie della religione, di una religione (nata in Medio Oriente tra l’altro LOL), quando in realtà Paese più diversificato, frastagliato, e culturalmente contaminato come il nostro non ce n’è al mondo. Sarebbe come ora di disintossicarsi da questa bramosia di identità. Anche perché la storia insegna che le genti, come le epoche, hanno sì un inizio ed una fine. Si chiama Vita. Ma la cosa indiscutibile è che la fine non è che un nuovo inizio. Che tu sia scimmia, ebreo, juventino, scassacazzo, ippopotamo, salviniano, miliardario, elvispresleyano… E che lo si voglia ignorare, o ancor peggio, rifiutare, equivale a voler fermare le onde del mare con una scopa. Buona scopata a tutti, e che il tortellino di pollo sia con voi!

IL MIO NOME

Perdo di vista
La mia prospettiva
Abbraccio la sabbia
E rigurgito lacrime
Di nostalgia
Per un passato
Che era già futuro
Per un domani
Condito di piccole morti

– nave di Teseo –

Conto i pezzi
Che si disgregano
Lascio la pelle assumere
Nuove sembianze
Marcisco di secondo in secondo
Vivendo vite intere
Che scandiscono l’anima
E cadenzano sensazioni mistificate,
Gustosissima nausea:

Mi risveglio

Più giovane di ieri

Di nuovo bambino

Sarò polvere.

Nowhere

Forse ho interpretato
male le mie varie vite,
forse ho capito
che il capire la propria
inettitudine è il primo passo
e che quando concepirò
il mio essere altro
da quel che penso

assurgerò

a nuove inarrivabili distanze,
talmente anomale
da riscoprire il mio più vero
autentico
(falsissimo)

IO

il mio più autentico
autentico
autentico
autentico
essere

per la disgregazione.

Metempsicosi

HO tanta voglia
di lasciare alle spalle
quella macchia che sento
pesare, sin dalla nascita,
potente di gravità.
Lo schiz(z)o
che mi schiaccia
al suolo. Quel senso
del Karma,
forse. Quello sbaglio
inconsapevole:
la corsa sbagliata da vincere
– tra l’altro la mia unica –
evidentemente!

Per questo uno scopo lo ritrovo
nel canto delle cimici,
o meglio nella loro scorreggia
d’addio.

Un saluto al Karma,
da macchia a macchia,
auspicando ad una metamorfosi

più consona, al limite della

coscienziosità.